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Leo Valiani

Quando gli amici del "Mondo" mi hanno chiesto di prendere la parola a commemorazione di Benedetto Croce, dapprima ho esitato. [...] Degli scritti di Croce io ho preso conoscenza in carcere e al confino. La loro lettura mi ha rivelato il pensiero dialettico, storicistico. Sembrava, allora, che esso circolasse, meglio che in altre, nella filosofia della prassi, così come l'aveva interpretata il maestro di Croce, Antonio Labriola, e come la sviluppava la testa più alta dell'antifascismo rivoluzionario, Antonio Gramsci. Non a caso, a commento delle "Lettere dal carcere" di Gramsci, Croce stesso ha scritto che "come uomo di pensiero egli fu dei nostri".
Di Leo Valiani
Anni fa si svolse in Inghilterra un curioso dibattito: il poeta Eliot si chiedeva come mai si potesse ammirare l'opera di un poeta (nella fattispecie Goethe) di cui non si accettassero le idee, la concezione della vita. E il problema era dichiarato insolubile. Eppure il problema era già stato risolto da Marx, ammiratore della tragedia greca, sorta da una struttura sociale e da una concezione del mondo che non era certo la sua. Ed anche Nietzsche non negava l'arte di Wagner quando dichiarava che "I maestri cantori" erano un attentato alla civiltà, e non si poneva il problema perché riconosceva che tra l'ammirazione estetica e il consenso etico non c'è necessario rapporto di causa a effetto. In ogni modo un simile problema non si può porre in Italia perché in Italia è passato Croce.
#Frasi sull'etica
Di Leo Valiani