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Aristofane

Prassagora: Della tornita lampa occhio fulgente,ora che appesa e bene in vista sei,la tua sorte esporremo e i tuoi natali.Poi che da figulino impeto espressacol volubile disco, un rutilantesole hai nel becco, dà con la tua fiammail convenuto segno. In te soltantofiducia abbiamo, e con ragion; ché purequando proviamo afrodisiache posenelle stanzucce nostre, e tu ne assisti;né dai suoi Lari alcuno esclude maila tua pupilla, vigile dei corpiagl'intrecci lascivi; e sola brillinei penetrali delle cosce arcani,e il pel florido v'ardi. E quando l'archedi pomi colme e del licor di Baccosaccheggiamo, ne assisti; e non spettegoliquanto con noi facesti, al vicinato.
Di Aristofane
Nocciola: Giove mio! Santi Numi! Oh, che fastidiostare al servizio d'un padrone pazzo!Il servo potrà dar consigli d'orosin che gli piace: se chi tiene il mestolosi vuol rompere il collo, dopo, i guaisono a mezzo! Ché il diavolo non vuolech'abbia la signoria del proprio corpochi ci sta dentro, ma chi l'ha comprato.Cosí vanno le cose! E adesso, poi,io me la piglio con l'ambiguo Apollo,che dal tripode d'oro oracoleggia.Non ho forse ragione? Lui che, dicono,è medico e indovino da cartello,ha rimandato il mio padrone pazzoda legare. Ché va dietro le pested'un uomo cieco; e fa tutto il contrariodi quello che dovrebbe. Perché noiche ci vediamo, li guidiamo, i ciechi.Questo si fa guidare, e vi costringeme, né risponde sillaba.
Di Aristofane